Due mesi e mezzo sono passati e questa e’ la mia ultima sera a Calcutta. Avrei voluto scrivere di molte altre cose, ma gli ultimi ritocchi alla tesi e dei febbroni che non se ne volevano andare mi hanno prevenuto dal farlo.
Vi avevo lasciato nell’ultima lettera, dicendovi che sarei andato alla citta’ santa di Varanasi, cosi e’ stato. Un luogo magico dove in centinaia vanno per morire, dove tutto il giorno e tutta la notte i corpi bruciano ed evaporano verso il cielo in un atmosfera di liberazione quasi gioiosa. Mi hanno detto di guardare la cremazione perche da essa si impara. Ho fissato un corpo annientarsi verso il cielo per quasi mezz’ora, i dettagli sarebbero macabri, nel frattempo pensavo a come fosse possibile per un uomo accettare di non esserci piu di sapere che le proprie membra si accartoccieranno tra loro stesse ne piu ne meno della legna che alimenta la fiamma. Scientille verso il cielo, cenere verso il gange. E dentro di me un po di angoscia limitata dal clima che rassicura senza ombra di dubbio: la fine e’ un nuovo inizio.
Varanasi e’ meravigliosa per la spiritualita’ che traspare da ogni sua viuzza. Dalla terrazza del nostro ostello abbiamo visto la prima alba ma il secondo giorno abbiamo deciso di trovare un barcaiolo che ci trasportasse sul gange durante il sorgere del sole. Raggiungere il barcaiolo prima dell alba si e’ rivelato un impresa non poco sinistra. Trovare la via dei Ghat (moli) tra viuzze poco piu larghe di un metro, popolate da vacche e tori di ogni razza, cani poco socievoli e spettri accovacciati di fronte ad una candele che ne illuminava la sagoma… tutto questo mi trovavo davanti nel far credere ai miei due compagni di viaggio che sapevo benissimo dove stavo andando. Dopo la cattiva esperienza con una scimmia il giorno prima che ha tentato di mordermi solo perche volevo insegnarle ad aprire un rubinetto… e’ bastato il ringhio di un cane per farmi saltare per aria ed esclamare NO NO NO dobbiamo cambiare strada!!!! Fortunatamente lo spettacolo quotidiano del popolo di Varanasi che si lava all alba nel fiume ha ripagato questa serie di infarti.
Tralascio il weekend presso la riserva con il maggior numero di tigri al mondo… stupenda, ma di tigri non ne abbiamo vista neanche una.
Ormai sto tirando le somme di questa permanenza e ovviamente ho le idee confuse su moltissime cose eccetto sulla vitalita’ di Calcutta e dei suoi abitanti. Eccetto sul lavoro meraviglioso che le madri con cui ho lavorato sul community theatre hanno fatto. La loro forza e il loro credo hanno scatenato discussioni su temi che altrimenti nessuno toccherebbe, il loro e’ l’inizio di un cambiamento enorme finalmente qualcuno urla ai quattro venti quanto e’ stupida la legge della dote e la disuguaglianza tra uomo e donna. Non ho dubbi che qui mi sono sentito a casa e negli occhi e nelle parole di tutte le persone che ho salutato c’era la stessa commozzione che era ed e’ presente nei miei. Dio ti benedica mi hanno detto… Dio benedica voi che state cambiando il vostro destino e avete l’energia di farlo nonostante viviate in capanne di fango, nonostante dovete camminare chilometri per fare il vostro dovere.
Ora il tempo stringe e la mia partenza per Mumbai si avvicina, lo zaino aspetta di essere fatto e l’itinerario e’ ancora da tracciare, mi auguro di aggiornarvi durante queste ultime tre settimane di peregrinaggio indiano.
Che confusione e quante domande mi pongo ogni volta che cammino per le strade di Calcutta. E’ una città sporca, dall’aria quasi irrespirabile, letteralmente assordante eppure così impetuosamente vitale da sembrarmi bella.
Mentre gioivo nel leggere le vostre ultime risposte, ho capito che pochi o nessuno di voi ha idea di quello che io concretamente faccio qui. Pensando che sia un dubbio di tutti, prima di raccontarvi quello che ho in mente per questa lettera, chiarirò brevemente qual’e’ il mio lavoro qui.
Innanzitutto, premetto che tutti i progetti di microcredito che ho visto fino ad ora possono continuare a rendere migliaia di donne autosufficienti e migliorare la società nel suo insieme anche solamente con il lavoro degli impiegati indiani. Infatti dopo aver svolto il mio lavoro d’ufficio richiesto dalla sede di Milano che mi ha mandato, mi sono subito accorto che il compito del volontario internazionale e’ ben diverso da quello di svolgere il lavoro di tutti i giorni. Questo e’ particolarmente vero in una delle aree più densamente popolate del mondo in cui di certo non e’ la forza lavoro a mancare, quanto la motivazione. La genialità del fondatore di questo progetto, tralasciando l’innovativa teoria di sviluppo utilizzata, e’ stata nel continuare a nutrire di motivazione ed energia la sua organizzazione tramite l’arrivo continuo di volontari da tutto il mondo. Nello svolgere l’ attività di tutti i giorni con il personale indiano, io ricevo alcune delle lezioni più importanti della mia vita e loro come dice il direttore del Institute for Indian Mother & Child: trovano in noi volontari fonte di grande ispirazione. Personalmente credo che sia vero il contrario, ovvero che siamo noi a dovere trovare fonte di grande ispirazione in loro, ma apparentemente le cose in questo modo funzionano molto bene.
Per dirvela in maniera più spiccia. Quotidianamente mi occupo di visitare le varie sedi delle filiali di microcredito, faccio domande e interviste, scrivo rapporti e faccio “spionaggio” intervistando i manager di altre organizzazioni più grandi per migliorare il settore micro creditizio di IIMC (Inoltro un esempio di intervista appena fatta). Durante il pomeriggio mi dedico ad attività che sto avviando io: il community theatre (di cui vi allego la lettera che domani leggero’ in Bengalese a tutte le donne partecipanti al micro credito) e un’attività di produzione del sapone cominciata con la brillante idea di Alessio che e’ l’unico altro studente ad occuparsi di microcredito. Infine mi godo i momenti più belli nel giocare con i bimbi a biglie, con l’aquilone… e alla sera…che bello essere trattenuti da mille braccine che non ne vogliono sapere di farti andare a letto.
Con il passare dei giorni qui inizio a comprendere, anche se in modo molto sfumato, qualche caratteristica della società Indiana. Potrei dilungarmi in interminabili descrizioni dei posti stupendi che vedo durante i miei viaggi, o parlare dell immensa pace che ho trovato a Bodhgaya sotto l’albero davanti al quale il principe Siddartha ha raggiunto l’illuminazione diventando Buddha o di molte altre cose ancora. Pero’ proprio per la premessa fatta all’inizio, parlerò’ delle emozioni che hanno impresso in me gli abitanti dei luoghi in cui ho viaggiato e in cui sto vivendo.
L’antropologia degli indiani avrebbe bisogno di diversi volumi di un enciclopedia per essere discussa, io dirò ciò che ho notato fino ad ora. Innanzitutto bisogna dire che sono davvero tanti, ma così tanti che non si fatica a dire… che sono troppi. Ho menzionato questo perché penso sia una caratteristica che influenza molto il loro comportamento. Girare con i mezzi pubblici e’ a dir poco una sfida di velocità e forza perché ovunque sono a centinaia e quando il treno o il pullman arriva, prima che si fermi (se si ferma) comincia la ressa per conquistare il vagone. Durante questa lotta si può perdere di tutto, la cosa più facile da perdere sono le ciabatte. E’ brutto da dire ma essendo così tanti si comportano esattamente come una sola massa… come un oceano che vuole entrare nella piccola porticina di un autobus. Un altra cosa che ho osservato e’ che non esiste cortesia nel fare sedere una signora o un anziano, nella mia quasi-consapevole ingenuità’ penso di cambiare il loro comportamento cedendo il mio posto sull autobus o sul treno. Probabilmente in una situazione in cui non c’e’ spazio per tutti, naturalmente questo e’ il comportamento che viene spontaneo. Per la cronaca qui esistono ancora gli scompartimenti riservati alle donne, dove puntualmente io mi sono seduto tutto contento di avere trovato posto la prima volta, una signora un po severamente mi ha ripreso ed io mi sono alzato un po imbarazzato.
Nonostante questo bizzarro modo di viaggiare sui mezzi pubblici, ultimamente ho imparato ad apprezzarlo ed ora me lo godo proprio anzi mi diverto. Qualche giorno fa di ritorno dal centro dove mi ero recato per comprare l’attrezzatura necessaria a produrre il sapone (progetto nato dall idea di Alessio di cui vi parlerò quando avrà successo) ho preso il treno per tornare alla clinica. Essendo ormai le cinque del pomeriggio una fiumana di persone tornava dalla città verso i loro villaggi. Uomini per ogni dove eravamo tutti così schiacciati da avere ogni parte del corpo appiccicata a quella di un altro. Per fortuna qui io sono un po più alto della media per cui almeno le ascelle altrui non ero costretto a fronteggiarle; nonostante tutto tra una gomitata e l’altra, tra una testata e l’altra… grondante di sudore come un maratoneta, il ragazzo che avevo di fronte mi guarda. Ride della situazione e attacca: Fratello come va? (Dada Kemon acho?) Allora mi passa tutto lo spazientimento, capisco quanto queste persone siano in grado di accettare con serenità condizioni che nessuno tollererebbe nel nostro mondo. Scoppio a ridere e rispondo Kub Balho DADA (Molto bene fratello maggiore), e mi sono abbandonato al gioco delle spinte. Mi ci sono volute due stazioni per raggiungere la porta del treno, l’India e’ il paese delle folle e te lo devi godere.
Un altro costume da me non condiviso e’ quello di non ringraziare per i piccoli gesti di cortesia quotidiani, la cortesia qui tra indiani e’ merce quasi introvabile e di questo mi dispiaccio. L’unica forma di cortesia presente in modo significativo, ahimè, e’ quella forzata da una persona appartenente ad una casta superiore. Nonostante l’abolizione per legge questa struttura verticistica rimane radicatissima in tutti gli indiani, troppo spesso anche in quelli istruiti. Il bramino si fa riconoscere dal cognome e dal vestito, tutti sanno che lui appartiene alla casta più elevata, quella che il dio Brahma ha generato dalla sua testa. Un tempo lo stato di Bramino si otteneva con lo studio, per cui un uomo di cultura veniva venerato e rispettato perché più colto degli altri e di conseguenza superiore. Da qualche secolo a questa parte la nascita sancisce l’appartenenza di classe, e dei vecchi bramini rimane solo l arroganza. Le caste di mezzo sono i guerrieri (proprietari terrieri) che provengono dalle braccia del sopracitato dio, poi i commercianti provenienti dalle gambe e infine gli agricoltori che Brahma ha creato dai suoi piedi. Questa gerarchia sembra garantire una certa armonia e alcuni dicono sia l’unica soluzione per prevenire l’india dal caos. La realtà e’ che millenni orsono quando i grandi saggi Hindu scrissero i loro testi sacri, gettando le radici per il ben più puro e meno compromesso Buddhismo, i potenti di allora vollero assicurarsi di conservare il loro status quo per sempre. Così nacquero le caste. Lo scopo di ogni Hindu e’ tramite il sacrificio, la preghiera e l’adorazione liberarsi dal ciclo delle rinascite che ci legano a questa realtà illusoria e raggiungere il Nirvana. Il sistema castale e’ sopravvissuto fino ad oggi perché’ ai membri delle caste inferiori e’ stato detto che devono svolgere solamente i mestieri adatti al loro rango se vogliono progredire di casta in una rinascita futura. Ovviamente nessuno si azzardo mai a discutere questa norma che se trasgredita non permetterebbe mai loro di raggiungere la liberazione o il Nirvana. Questo perché secondo l induismo solo un Bramino (membro della casta più alta) può raggiungere il Nirvana.
Personalmente credo sia un terribile modo per perpetrare ingiustizie. Il problema e’ che qui la legge non esiste, o meglio, quando esiste si occupa di tutto meno che delle persone. Il sistema giudiziario e le forze dell ordine sono talmente piccoli di fronte alla popolazione enorme che piuttosto che fare poco, non fanno nulla. Gli incidenti stradali sono all’ordine del giorno, a volte si scende dalla macchina si schiamazza un po, e poi ognuno per la sua strada. Se un uomo, una donna o un bambino viene investito, nessun processo inziera’ nessuna multa… ciò che e’ successo e’ successo, ora il malcapitato ha una gamba di meno e se non riesce a farsi tornare il sorriso vivendo così, il mondo va avanti ugualmente. Ecco perché il sistema delle caste da’ loro una parvenza di ordine, perché qui il concetto di ordine e’ lontanissimo dal nostro.
Sopra non ho parlato dell’ultima casta, gli intoccabili o fuori casta, un quarto di tutta la popolazione. Sono considerati reietti, miserabili fanno i lavori più riprovevoli e se per sbaglio toccano e mettono il piede nell ombra di un bramino, sarà peggio per loro. Per molti indiani gli intoccabili sono peggio della spazzatura, inquinano solamente la loro società. Queste persone hanno generalmente degli occhi dolcissimi e un modo disperatissimo di chiedere l’elemosina. A Calcutta, dove la miseria e la povertà più impensabili hanno deciso di stabilirsi, qualche intoccabile perde addirittura la forza di domandare ai mille passanti del denaro. Così si lascia morire al lato della strada dove scorre l’acqua della fogna, dall altra parte, un cane morto da giorni e mezzo divorato da topi e insetti. Questa e’ la faccia più brutta dell’ India, un paese così duro da permettere che i neonati vengano abbandonati sui marciapiedi finche la madre non si ricorda di venirli a prendere; un paese in cui i bambini piangono perché hanno fame e poi una mattina si svegliano e non hanno neanche più la forza di piangere e allora dormono, dormono così a lungo che non vedranno più l’inferno in cui hanno avuto la sventura di nascere.
Vorrei scrivere ancora di questa India, sto vedendo così tanta povertà che a volte mi incupisco e non riesco a capire. Non capisco chi ha deciso che non fossi io quel bambino sul ciglio della strada tra fango topi e cani rabbiosi…Non capisco e ogni volta che ci penso non trovo pace.
Ora sono tentato di cancellare questa parte di lettera, a pochi interesserà e alcuni non gradiranno ciò che ho scritto, ma anche questi sono i miei pensieri in questo viaggio.
Meglio tornare all argomento principale di questa e-mail, gli indiani. Vi racconterò di qualcuno di loro.
Il primo e’ il Dottor Sujit fondatore del progetto per cui lavoro. Bengalese di umili origini, come molti del Bangladesh si e’ trasferito in India durante la guerra d’indipendenza dal Pakistan del 1971. E’ riuscito a studiare fino a diventare dottore, si e’ conquistato una borsa di studio in Belgio si e’ specializzato in quel paese e poi grazie ad un consiglio chiesto al padre spirituale di Madre Teresa ha deciso di tornare in India, per fare qualcosa per il suo paese. E l’ha fatto, eccome se l’ha fatto. Grazie ai fondi degli amici europei e ai volontari internazionali che non sono mai mancati ha messo su un organizzazione che conta sei cliniche, diverse scuole e cinque banche di microcredito.
Per l’appunto ha iniziato con l’aiuto medico, poi rendendosi conto che i pazienti tornavano sempre con gli stessi problemi ha capito che aprire delle scuola li avrebbe aiutati a sviluppare le loro potenzialità e crescere in modo autosufficiente. Infine constatando come il professor Yunus che molti non potevano mandare i figli a scuola perché non avevano neppure i soldi per comprarsi gli strumenti di lavoro; avvio’ anche qui un progetto di microcredito. E’ un modello di sviluppo fantstico e’ quasi miracoloso. Purtroppo c’e’ un pero’. Il caro dottor Sujit non si allontanerà mai dalla mentalità gerarchica che vuole sempre rimarcare la superiorità’ del vertice sugli altri. In base a questo principio non delega nulla. Tutto deve passare per la sua approvazione, questo e’ il più grande limite di questa organizzazione. Durante il mio rapporto finale assieme ai cambiamenti che suggerirò per il microcredito sarò molto fermo anche su questo punto. Sujit mi ha anche fatto capire come sia difficile quando si cresce e si vive circondati da miseria e disperazione conservare le proprie emozioni. Lui ha eliminato quasi tutte le sue emozioni se una donna moribonda arriva alla clinica e non ci sono gli strumenti o i fondi per curarla, viene rimandata a casa. Alla domanda: Dottor Sujit ma che ne sarà di lei se nessun ospedale la accetta? La risposta con occhi commossi non dalla situazione ma dalla nostra ingenuità’: Morirà. In India ogni giorno muoiono 40000 mamme e bambini per cause evitabili.
Sempre con il dottor Sujit mi sono recato a visitare un membro del parlamento eletto nel West Bengal (la regione dove mi trovo). Essendo la provincia in India in cui il comunismo e’ più forte e radicato che in tutta l’India, il deputato in questione era per l’appunto comunista. Molto sospettoso entro nel viale della sua villa e lo trovo in giardino con il suo segretario e il suo barbiere. Un uomo robusto con i baffi e i capelli bianchi, a torso nudo indossa solo il tradizionale Longhi, un telo legato intorno alla vita che arriva fino alle caviglie. L’atmosfera e’ tesa, lui non parla e intanto si fa radere (barba e ascelle). Fuori dalla tettoia il monsone impazza. Io mi inchino e saluto Namaskar, forse ho fatto qualcosa di sbagliato perché Sujit imbarazzato rompe il ghiaccio dicendo: Gabriele ci deve essere un errore, lui e’ il membro del parlamento di cui ti ho parlato. Sorrido. Vengo presentato come studente di economia della migliore università’ di Milano, allora il mio sorriso viene ricambiato. Per i primi dieci minuti la mia impressione e’ pessima non sopporto il modo arrogante di stare in silenzio e fissarci intanto che si fa radere le ascelle. Un comunista con una villa maestosa conferma tutti i vizi e le ipocrisie di un ideologia moribonda che viene ancora sfruttata per il benessere di qualche politico.
Quando il barbiere se ne va iniziamo a parlare. Dopo avere constatato che Sujit e’ una persona molto famosa, amico dei suoi amici più importanti nonché amico del premio nobel professor Yunus, il deputato inizia con crescente entusiasmo ad esporre il suo progetto. Vuole lanciare una piccola iniziativa indiana che e’ stata in grado di costruire una lampada efficientissima dotata di pannello solare e batteria per immagazzinare l’elettricità. Costo solo 2000 Rupie (30 Euro) ditrubuendole in leasing tramite le banche di microcredito milioni di famiglie senza elettricità potrebbero finalmente averla. Se come pensa lui dovesse avere successo, potrà diventare un progetto nazionale. Di fronte a questa genuina iniziativa e ai sorrisi che faceva il deputato in questione non ho potuto fare a meno di cambiare un poco la mia opinione. Probabilmente e’ solo una persona che fa bene il suo mestiere e ha la stessa mentalità castista che affligge tutti gli indiani.
E’ incredibile come gli indiani siano incantati ogni volta che vedono un uomo bianco. Molti quando viaggio fuori dalle città mi chiedono timorosi se possono parlare con me per qualche minuto e di fronte al mio si emozionati rispondono ‘grazie grazie siamo così contenti di potere parlare con voi’. Qualcuno mi ha anche detto che sono un alieno, altri mi hanno chiesto l’autografo. A volte e’ difficile essere gentili con tutti specialmente quando vuoi startene per i fatti tuoi, ma non e’ male sentirsi così ammirati.
Per concludere questi brevi pensieri sugli Indiani, i bambini che si portano gli aquiloni in spalla per le strade bagnate dai monsoni, sono una delle cose più belle. Non riuscivo mai a fare volare l’aquilone io, finche un bimbo non e’ venuto e timidamente mi ha chiesto se poteva mostrarmi come volare quel bellissimo pezzo di carta velina. Piano piano con ampi ma graziosi strattoni faceva prendere quota a quel quadratino rosso. Come un sogno, ci vuole tempo e impegno prima che si realizzi. Così l’aquilone piano piano saliva sempre più in alto dove il vento più forte lo faceva volare fiero. Che meraviglia tutti gli occhi dei bambini rivolti al cielo, le nuvole al tramonto sullo sfondo e il loro sogno che si librava tra tanti aquiloni sul cielo di Calcutta. Che sorrisi stupendi, insieme ai loro occhi neri enormi e profondi, sono uno degli spettacoli più emozionanti che abbia mai visto.
Tempo di concludere questa lettera. Vi allego la lettera che ho scritto per presentare ai cinque gruppi di donne di diversi villaggi il mio progetto di teatro comunitario. Me la sono fatta tradurre in bengalese e vado di villaggio in villaggio divertendo le spettatrici con la mia pronuncia buffa e a volte credo incomprensibile. Visitare i Villaggi dell India e’ un esperienza unica ed e’ l unico posto in cui si vede la vera India. Gandhi aveva ragione questo paese non e’ fatto dalle città dove vive forse il 15% della popolazione ma dai villaggi. Dalla stupenda semplicità delle case di fango e dei campi di riso conditi dalla serenità dei loro abitanti.
Il prossimo fine settimana vado a Varanasi, che in sanscrito significa il luogo che attira tutti. Il sogno di ogni Hindu e’ morire in quella città’ e per questo quando un anziano sente che il tempo ormai e’ compiuto si reca a Varanasi e aspetta in riva al Gange il suo nuovo inizio. Sono molto curioso.
Scrivervi I pensieri e le impressioni che vivo durante questo mio viaggio sta diventando sempre più bello, non avrei mai pensato di avere questa costanza nello scrivere. Eppure, fino ad ora sembra funzionare, credo pero’ che sia tutto merito delle meraviglie che passano sotto I miei occhi costantemente e sopratutto penso che sia merito dei vostri incoraggiamenti. Perciò Grazie a tutti di trovare il tempo per leggere queste lettere.
Anche questi giorni sono passati velocemente e sono stati piuttosto intensi. Dal momento che di stranieri ce ne sono pochi a Calcutta, quei pochi che ci sono non passano inosservati. Guarda caso un regista di spot pubblicitari, apparentemente famoso, vive vicino alla nostra Guest House e avendoci notati, ha chiesto al fondatore dell Institue for Indian Mother & Child (per cui sto lavorando) se alcuni di noi potevano fargli da attori nello spot che doveva girare per la prossima aperture del Global Book Store di Calcutta. Ovviamente appena il Dr. Sujit mi ha comunicato la cosa, mi sono fatto carico di organizzare tutti gli incontri del caso e Domenica pomeriggio alle tre, un autista ci stava aspettando per portarci agli Studios cinematografici. Abbastanza emozionato entro nello Studio che dall’esterno non sembra essere così grande come invece si e’ rivelato all interno. L’aria condizionata e’ così forte che quasi stordisce, ma sarà anche dovuto al fatto che Domenica era davvero caldo. Nel giro di qualche minuto, dopo aver contemplato luci e macchinari indiani, non propriamente all avanguardia ma molto affascinanti ci viene chiesto di andare nei camerini per metterci I costume. Lo spot veniva girato su sfondo verde per poi inserire le nostre immagini al computer negli ambienti desiderati… gli sfondi erano svariati… Grecia, Spagna, Italia, Inghilterra, Tibet…e noi dovevamo vestirci con gli abiti tradizionali. E’ stato davvero divertente, e tutti erano al nostro servizio come veri attori, ci portavano il te, qualche sandwich e sopratutto ogni tanto compariva il truccatore o il costumista per darci una ritoccatina! Veniva quasi la pelle d’oca a sentire urlare ACTION e poi il rumore della pellicola 35mm girare dietro la macchina da presa; insomma finire su pellicola non e’ cosa da niente. Per finire, ho dovuto anche fare la parte del suonatore di mandolino sulla gondola di due innamorati che invece di baciarsi leggevano libri (senno che pubblicità per librerie era), fortuna volle che un amico norvegese mi aveva appena insegnato la canzone That’s amore… quindi appena ho sentito il crepitio della pellicola ho attaccato: When the moon hits the sky like a big pizza pie, That’s amoreee, ovviamente le stonature hanno destato ilarità generale. Insomma molto divertente, aspetto di vedere il prodotto finito. Intanto questa e’ già la seconda volta che finisco con gli altri volontari sulla TV Indiana contando l’intervista fatta al tempio del sole!
Prima di questa piccola parentesi di celebrità ci siamo fatti scarrozzare dall’autista dell IIMC a fare un giro di Calcutta, prima tappa forse la più bella per me: la sede della missione di Madre Teresa di Calcutta. E’ stato molto emozionante parlare con le sorelle dell’ordine e assorbire l entusiasmo che emanavano dai loro sguardi e dalle loro parole. Ciò che mi ha colpito di più e’ stata l’intensità con cui affermavano che Madre Teresa accoglieva allo stesso modo I Capi di Stato che le venivano a fare visita e I lebbrosi che lei andava a visitare per strada. Inoltre vedere la sua stanza mi ha fatto capire quanta coerenza, e quanto amore possano avere certe persone: Teresa ha vissuto tutta la sua vita in una stanza poco più grande del letto di legno grezzo e del tavolo su cui mangiava e scriveva lettera a tutto il mondo. E’ incredibile quello che ha creato una donna così piccola fuori e così immensamente grande dentro.
Il tour poi e’ continuato tra vari templi e ho anche preso l occasione per bagnarmi I piedi e la testa nel Gange… I bimbi me lo hanno quasi imposto… eh senno non vai in paradiso!
Altra vista interessante e’ stata quella alla missine di RamnaKrishna che si base su un ideale di dialogo interreligioso, Swamiji Vivekanenda uno dei suoi fondatori e’ stato il più importante riformatore sociale dell India. Era solito dire: Tutto il potere sta dentro di te, tu puoi fare tutto e niente. Credi in questo, non credere che tu sia debole. Alzati ed esprimi la divinità che sta dentro di te. Con la traduzione la magia della frase ha perso ma il messaggio e’ quello. Infine siamo stati al giardino botanico che ospita il più grande albero Banyan del mondo; questo tipo di albero invece che sviluppare un grande tronco principale, col tempo cala dai suoi rami delle radici che entrano nella terra e si trasformano in tronchi di supporto. Per cui questa pianta vecchissima non sembrava più un albero ma assomigliava piuttosto ad un affascinante e misteriosa foresta.
Sempre Vivekananda era solito ispirarsi a questo albero e dire ai suoi discepoli: Siate come il banyan tree, non abbiate un idea egoista ma servite le persone.
Anche Sabato e’ stata una giornata stupenda. Abbiamo visitato un villaggio in cui il progetto e’ presente ed e’ stato incredibile, come sempre, stare li seduto sul pavimento della casa più bella del villaggio che tuttavia e’ fatto di fango, circondato dagli occhi meravigliati di tutti. Abbiamo fatto anche una piccola interrogazione a qualche madre chiedendo cosa fare in caso di diarrea e tutte erano preparate sulla proporzione di sale e di zucchero da mettere nell acqua bollita. Poi i mille colori dei loro Sari che ondeggiavano e i piccoli di pochi mesi che piangono e smettono appena li prendi in braccio… Un mamma mi ha chiesto se non ci sono bambini al mio paese dato che siamo così delicati e amorevoli e probabilmente impacciati nel maneggiarli. La serata invece e’ stata una piacevolissima sorpresa in cui un amico di un mio amico ci ha invitati a casa di un terzo amico perché la sua ‘band’ suonava musica Baul tipica del West Bengala, strumenti stranissimi che producevano melodia meravigliosa in una stanza dalla luce soffusa tutti gli spettatori non potevano che lasciarsi rapire dalle note e dalla voce dei musicisti. E’ una musica che ti trasporta assomiglia al flamenco ma sa più di giungla, sa più di libertà.
Quindi ora ho un amico che non vede l’ora di portarmi a teatro e io non aspetto altro che scoprire gli spettacoli indiani.
Alla fine a furia di fare l’arrogante invincibile a qualsiasi tipo di virus e malattia, dopo aver tirato un po troppo la corda nel provare tutto ciò che mi dicevano che forse non era il caso che mangiassi… anche io mi son preso un bell avvelenamento e ho passato quasi 24 ore di agonia e vomito. Sembrerà una scemenza scontata ma solo ieri ho realizzato quanto e’ brutto stare così male da non riuscire neanche a stare sdraiato, pero dalla mia finestra potevo vedere il cielo che diventava sempre più azzurro dopo il monsone… e poi nel giro di un giorno mi sono rimesso a nuovo quindi direi che e’ stato positivo anche questo piccolo imprevisto… in cui per la prima volta da che viaggio ho veramente voluto essere a casa tra le mie montagne!!!
Oggi sono partiti gli ultimi volontari medici del vecchio turno, loro si fermano solo un mese. Un po sono triste perché’ se ne vanno e mi mancheranno, in compenso ho tanto bei ricordi con loro. Stamattina ho fatto da guida ai primi nuovi volontari arrivati che sono un po disorientati, e li ho portati a visitare una scuola. La suddetta cade a pezzi e i bimbi siedono per terra su teli sintetici, le maestre prendono sono volontarie e prendono a malapena 5 euro al mese per le spese di trasporto.
L IIMC ha deciso di mantenere la scuola e costruire una struttura migliore poco distante costo dell opera 10000 Euro… chissà che quando torno in Italia non riesco a racimolare qualche spicciolo!!!
Ho anche fatto piangere un bimbo che per la prima volta vedeva una persona bianca, gli ho messo il mio cappello in testa e lui giù a piangere ovviamente l amico che aveva a fianco ho pensato bene che fosse un ottimo motivo per piangere anche lui. Ma per fortuna il piagnisteo si e’ circoscritto a loro due.
Sulla via del ritorno mi sono incantato ad ammirare quanti tipi di verde diversi possano esistere al mondo. Se solo poteste immaginare quanto e’ luminoso il verde delle piante di riso su cui si infrange il sole al tramonto, poi alzando un poco lo sguardo c’e’ il verde più serioso delle foglie di banane e poi ci sono le palme che con il loro verde scuro fanno la guardia alla foresta. Alla fine non puoi non sorridere quando alzando ancora un poco gli occhi vedi un cielo così azzurro che ti abbraccia. Ogni volta mi sembra bello come un quadro … ma lo e’ molto, molto di più… dovreste vederlo coi vostri occhi per credermi.
Finalmente ho avuto occasione di fare il mio primo viaggio in questo enorme paese. Destinazione Puri la città santa più importante della costa orientale. Da Calcutta la distanza e’ di circa 4-500 km, nonostante la relativamente breve distanza il treno avrebbe dovuto impiegarci 8 ore, in realtà ce ne ha impiegate due in più all’ andata e quattro al ritorno. Dopo aver trovato la stazione abbiamo camminato altri 5 minuti per trovare il binario; e poi altri 5 minuti per trovare il nostro compartimento, era probabilmente il treno più lungo che io abbia mai visto. Un mare di persone molto fantasiose nelle attività svolte si imbarcava su questo infinito biscione d’acciaio blu.
Salito sul treno mi entusiasmo nel constatare l’ingegnosità della disposizione delle cuccette. Lo Spazio e’ usato alla perfezione, più persone di così non sarebbe possibile trasportare!!! Siamo in 7 compagni di viaggio una ragazza ha il posto lontano da tutti gli altri, leggendo il timore nei suoi occhi decido di scambiare il posto con lei. Buona occasione per leggere Novecento di Baricco che mi e’ stato lasciato prima di partire da una persona molto speciale. L’unica pecca e’ che mi ero preso la cuccetta vicino al pavimento. Vabbe mi dico almeno sono vicino alla finestra, ma all’improvviso vedo una signora quasi in lacrime perché le sue caratteristiche fisiche non le permettevano di raggiungere la cuccetta più alta. Ovviamente colgo la palla al balzo per applicare la teoria di Ricardo sugli scambi internazionali! Lei ha ciò che voglio io e io ciò che vuole lei, quindi mi offro in modo galante e faccio pure la figura del buon samaritano 😉
Il viaggio e’ stato stupendo, ho dormito benissimo e prima di addormentarmi ero contentissimo mi godevo la fantastica sensazione di libertà del vagabondo. Arrivati a Puri siamo stati ovviamente assaliti dall’ ondata di guidatori di Riscio desiderosi di trasportarci fino in albergo. Dopo qualche settimane impari anche a scherzarci e ad ottenere un prezzo onesto che comunque per noi europei non arriva neanche a mezzo euro… a volte mi sorprendo a contrattare senza tregua per 10 Rupie, che nella vecchia europa sono solo 15 centesimi… ma e’ il principio!!!
L’ostello era meraviglioso, di bianco dipinto fu la residenza del mahraja qualche decennio fa, con una fantastica vista dell oceano e una pace incredibile… senza contare le candide lenzuola che mi hanno fatto dormire benissimo. Ci voleva proprio un bel weekend di relax dopo il baccano di Calcutta. L’oceano e’ infinito, come dice un personaggio di novecento… di fronte all oceano capisci che la vita e’ veramente una cosa immensa e che gli uomini spesso si perdono in preoccupazioni davvero stupide. Subito con Renaud e gli altri mi sono buttato tra le onde che all’inizio spaventano un poco perché sono potentissime e senza tanta grazia ti prendono e ti sbattono sotto piegandoti come un ramoscello… ma dopo poco anche con un ragazzo di Puri ci siamo divertiti un come bimbi.
La parte ancora più interessante e’ arrivata quando abbiamo visitato il tempio di Puri dedicato a Vishnu, una delle tre principali divinità Hindu. C’e’ Brama divinità creatrice dalle cui diverse parti del corpo originano le caste, poi Vishnu che si occupa del mantenimento degli equilibri e infine Shiva dea distruttrice. Il tempio e’ maestoso e riuscivo solo a immaginare le meraviglie al suo interno, perché nonostante i miei sforzi e le mie insistenti richieste alle guardie non sono riuscito a farmi passare come Hinduista. Un Signore del luogo ci ha fatto fare il giro di tutto il perimetro del tempio e ha pazientemente risposto a tutte le mie domande… la cosa più affascinante e’ che anche per gli induisti Gesu gioca un ruolo fondamentale. Mi spiego, Vishnu ha dieci reincarnazioni che ruotano ciclicamente, ciascuna di esse rappresenta un era, ora ci troviamo nell era dell illusione che durerà per altri 7992 anni. La presente era secondo gli induisti e’ iniziato con l avvento di Gesu che loro sostengono sia stato in India quando aveva 16 anni…. immaginando le vostre facce simili a quella che ho fatto io quando ho sentito questa storia… indagherò più a fondo. Ad ogni modo la prossima era sarà quella della vita vera.
Dopo esserci abbuffati di pesce squisito siamo crollati tutti quanti a letto. L’indomani mattina volevamo andare a visitare un tempio importantissimo dedicato al Dio sole a 30 km da Puri. Io avevo notato una baracca che noleggiava vecchie Yamaha, perciò ho dedicato le due ora di colazione a convincere i miei compagni ad andare in moto!!!!! ‘Nooo gabri qui si guida a sinistra’…..’ No daiiii qui sono matti suonano in continuazione il clacson’….’Poi ci sono le mucche e se succede qualcosa?’ Chiaramente non ho avuto pace finche… Abbiamo noleggiato le moto!!!! Incredibile passavamo con l’aria nei capelli tra villaggi sperduti tra sorrisi stupendi e saluti sbracciati da parte dei locali a cui non sembrava vero di vedere degli occidentali sulle loro strade e in moto. L’oceano ci accompagnava e la giungla intorno… sembrava un sogno, sulla mia scoppiettante Yamaha 135 monocilindrico. Mi sentivo veramente come Peter Fonda in easy rider super rilassato e super shanty che in bengalese vuol dire pacifico.
Il tempio era molto imponente e la guida e’ stata molto esaustiva sulla storia e sulla potenza del kamasutra nel generare la luce (vita) tramite l’amore. Alcuni compagni di viaggio sono, specialmente i nordici, si sono un po imbarazzati a e’ stato interessante.
L’ultimo giorno di vacanza volevo assolutamente andare a pescare con i pescatori quindi alle 430 sveglia e sono andato a cercare un brav’ uomo che ci portasse in barca con lui. Lo spettacolo del sole che si levava sull oceano toglieva il respiro e l’esercito di pescatori accovacciati in riva all oceano che tentavano di interpretare era emozionante. Purtroppo hanno ritenuto troppo pericoloso che andassimo con loro quel giorno e quindi ci siamo appisolati sulla spiaggia….dopo nemmeno un ora un onda lunghissima ci ha completamente sommerso ahahahahah un bellissimo risveglio e poi abbiamo anche fatto fare qualche risata agli indiani spettatori.
Oggi mi sono trasferito per il resto della settimana alla clinica; e’ molto più comodo e mi permette di evitare le due ore di viaggio tra andata e ritorno in mezzo alla ormai insopportabile nuvola nera di quella che un autore ha definito la Città della Gioia. Proprio al mio ritorno in citta’ dal taxi sovraffollato vedo un cartello enorme di una compagnia telefonica: Benvenuti nella citta’ della gioia… abbassando lo sguardo, sotto questa bella pubblicita’ c’erano ammontanati una decina di scheletrici uomini e donne, neri come la pece, macchiati solo dalle infezioni che avevano sulla pelle…non sapevo chi fosse vivo e chi morto, certo e’ che per loro la vita ha dispensato poca gioia… ci sara’ bisogno di cento altre maria teresa di caluctta prima che questo angolo di mondo possa avere un minimo di uguaglianza.
Sono passati solo 5 giorni dal mio arrivo in India, e l’ammontare di cose viste e fatte e’ strabordante. India e’ ben rappresentata dal numero della sua popolazione, ti investe nella piena di un fiume pieno di emozioni, colori, sorrisi, occhiate, canzoni e suoni che necessita’ tempo per essere, non capito, ma quantomeno percepito.
Ogni volta che posso colgo l’occasione per scrivere, stasera mi sono fermato alla clinica perché, con l’equipe del microcredito abbiamo portato I prestiti in un remotissimo villaggio a Nord di Calcutta, quindi sono solo e ho un computer. Il viaggio di oggi e’ stato stupendo, purtroppo ho qualche difficoltà’ a ricordare I nomi dei miei compagni di viaggio che erano tutti bengalesi, l’unico che ricordo e’ Ipshita perché la conoscevo già’.
Partiti verso l una e mezzo, alla mia richiesta sulla distanza del villaggio mi rispondono che e’ abbastanza vicino. Dopo due ore di guida Indiana: ovvero a specchietti chiusi e attaccati al clacson per farci largo tra la giungla di smog arriviamo nella giungla Bengalese e veniamo accolti molto calorosamente. Prevalentemente ci sono donne ad aspettarci ma anche qualche uomo si e’ guadagnato risparmiando il suo prestito.
Mi fanno sedere sulla sedia più’ grande dietro ad una scrivania in legno. Qualche convenevole e poi tutti voltano gli occhi su di me. Gabriele adesso e’ il momento del tuo discorso!!! Ehm… nessuno me lo aveva detto, pero’ dopo qualche secondo di incertezza l’unicità’ della situazione e un po di narcisismo hanno preso il sopravvento. Mi alzo in piedi: Namaskar (Saluto Bengalese) e attacco a parlare finche non ritengo di cadere nel banale dell importanza del microcredito: per le donne, I bambini, il potenziale della comunità’ e via dicendo. Dopo essere caduto nel baratro della retorica, ho semplicemente detto loro che mi auguro di essere in grado di raccontare nel mio paese tutta l’energia e la voglia di migliorare che I loro stupendi occhi neri mi comunicavano.
Dopo le foto di rito in cui si consegnavano I prestiti (di 2000 rupie ~ 30 Euro), attirano la mia attenzione dei ragazzi che giocano a Cricket, non sono proprio degli assi, ma si divertono un sacco e ci sorridiamo a vicenda. Avrei voluto giocare ma vengo richiamato per il pranzo. Una squisitezza di spezie e patate con un pane simile ai nostri gnocchi fritti. Senza parlare poi dei dolci che erano qualcosa di sublime.
Alla fine di tutto ciò, qualche scherzo con I bimbi, I cui occhi e I cui sorrisi mi facevano lievitare di gioia, vado in bagno prima della partenza. Così, scopro un nuovo modello di toilette persino più minimal di quelle marocchine. C’e’ da ammettere che I designer rurali amino reinventarsi: dopo avere preso l acqua (per lo sciacquone) dalla pompa sotterranea (si proprio quelle dei film d’epoca) apro la porta e trovo Quattro mattoni l’uno distante dall’altro di 15 cm e un buco di 6 cm di diametro nell angolo destro dello stanzino. Fortunatamente dovevo fare solo (little toilet come dicono loro) senno penso che non ci sarebbe passato e sarei stato un po in imbarazzo.
Prima di tornare abbiamo visitato la terra su cui potrebbe ipoteticamente sorgere la nuova filiale del microcredito. Ho tralasciato di elencarvi le regole del microcredito, ma per chi e’ interessato sarò’ più che felice di mettervene a parte al mio ritorno.
Tornando con la jeep, mi sono appisolato e al mio risveglio si e’ cantato nella buia campagna fino a casa. E’ stato bellissimo vedere degli adulti sapersi ancora divertire in modo così semplice. L’apice si e’ raggiunto quando io ho cantato in italiano e quando ho iniziato a ripetere I ritornelli in Bengalese.
Mi piacerebbe raccontarvi delle altre persone che ho incontrato ma non andrei più a dormire. Tutti I volontari sono persone interessanti e gli indiani che lavorano qui molto gentili. Quello con cui ho cenato oggi e’ un poeta, e con grande convinzione mi ha recitato qualche suo verso sul divino… brava gente questa con grande spiritualità’.
Poco fa ho dato la buona notte ai bimbi che stanno sempre qui alla clinica e che adoro. Prevalentemente bambine hanno degli occhi in cui puoi vedere tutto il bello del mondo, nonostante non siano state proprio fortunate. Mi hanno mostrato con entusiasmo le stelle fluorescenti che solo ieri avevo montato loro con l aiuto di due altre volontarie. Ero così contento ogni volta che le prendevo in braccio per fargliene appiccicare una, perché’ pensavo che avrebbero potuto addormentarsi guardandole… e dato che mi sembrano tutti dei piccoli principi o delle piccole principesse immaginavo che bei sogni potessero fare.
E’ stato bellissimo andare sul tetto con loro giocavamo come si poteva… aiutare a camminare Suad e’ stato emozionante fino a che a raggiunto il bordo del tetto e ha guardato il cielo e la verde periferia di Calcutta… li mi sono proprio commosso. Per finire una bimba da dietro urla Dakho Dakho Guli Guli!!!! (Guarda guarda gli aquiloni) Aquiloni colorati volteggiavano in cielo e una coppia di loro si sfidava a duello… che splendore … nel tramonto indiano!!
Ora vado a nanna, grazie a Dio qualche volontario ha lasciato l antizanzare e la rete da montare sopra il letto… qui tra ranocchi, topastri, zanzarelle e ragnucoli… non vorrei risvegliarmi con uno sul naso. Anche perché sarebbe spiacevole per entrambi.
Vi abbraccio tutti.
Vostro Gabri
P.S: Ho dimenticato di dire che ieri con un volontario svizzero abbiamo cucinato pasta all arrabbiata per 80 persone!!! Dopo qualche titubanza… e’ piaciuta un sacco!!!