
Cari,
La disavventura aeroportuale con le sue dieci ore di ritardo, si è rivelata una piacevole occasione per leggere e rilassarsi e soprattutto godersi una bellissima stanza d albergo a Guatemala City con tanto di lussureggianti banchetti esotici. Finalmente dopo due giorni di viaggio sono riuscito a raggiungere la Ceci nel piccolo paesino guatemalteco da dove sto scrivendo ora: Poptun. In questa oasi di pace ho scoperto la destinazione principale del nostro futuro peregrinare centro americano: Cuba!!!!
A dire il vero già ci speravo, dopo aver fantasticato insieme su quell’isola così speciale, Cecilia avrebbe potuto avere la brillante idea di andarci… nonostante non mi volessi illudere troppo, così è stato!
Una notte di riposo era quello che ci voleva per il mio stomaco abusato dai kili e kili di soffici bistecche al sangue, che ricordano vagamente lo nostre fantastiche fiorentine, sui cui mi ero abbuffato fino a quel momento. All’alba delle 5 del pomeriggio siamo pronti a partire più emozionati che mai ricordandoci in continuazione (quasi non ci credessimo) che stavamo andando a Cuba, senza contare i due paesi che avremmo attraversato per raggiungere l aeroporto da cui partiva il volo per La Habana.
Guatemala>Belize
La prima tappa è stata Flores: una piccola isoletta su di un lago poco più grande di lei, scalo favorito delle truppe di turisti bramose di vedere l’alba sulle leggendarie piramidi Maya di Tikal. Di lì con una sana mattinata sopra un piccolo bus arriviamo a Belize city. Il panorama cambia poco dal punto di vista naturalistico, in compenso gli uomini cambiano tutti radicalmente di colore e lingua!!! Nessuno parla più spagnolo, solo un divertente inglese afroamericano che più coatto non si può. Non ci soffermiamo molto in quella che supponevo la capitale del Belize (in realtà Belmopan), principalmente per la mancanza di tempo,benché le popolazione locale sembra essere abbastanza colorita. Prendiamo una lancia per l’isoletta caraibica di Caye Caulker dove passiamo un natale tranquillo e soleggiassimo, con l’eccezione del giorno in cui avevamo programmato di recarci sulla seconda barriera corallina più lunga del mondo, la cui imponenza faceva sembrare il mare a 3 metri dalla nostra capannina tranquillo come un lago. Ad ogni modo, le nuvole non ci hanno impedito di stupefarci di fronte ai miracoli di forme e colori che abbiamo trovato nell acqua più cristallina che abbia mai incontrato.
Razze enormi ci hanno accolto accarezzandoci con le loro enormi ali, lasciandoci sperimentare la loro pellaccia dura e visciuduzza e lanciandoci sguardi incuriositi e un po sospettosi con i loro occhi grandi e giallognoli…molto umani. Invece i miei di occhi si ingrandivano sempre più mentre passeggiavamo tra barracuda e pesci di ogni forma e colore mi sentivo io stesso uno di loro con le mie pinne poderose… sembrava di stare dentro alla Sirenetta o Alla ricerca di nemo. Le mie parole non renderebbero merito ai coralli che erano dei veri quadri di arte moderna alcuni dei quali mi ricordavano i dipinti di Keith Haring. A malincuore mi sono dovuto separare da questo mondo tutto da scoprire perché il sole ormai si stava per ributtare al di la del mare.
Per qualche ora ci godiamo le amache da campeggio tra le rigogliose palme a ridosso del mare, e ripartiamo alla volta del Messico. L autista del bus dopo averci dato istruzioni per ritrovarci al di la del confine, ci abbandona a tradimento. Fortunatamente avevamo conosciuto una simpatica coppietta di soldati inglesi di stanza in Belize per preparare le truppe in partenza per l’Afganistan che ci hanno aiutato in quella situazione che loro avevano gia sperimentato varie volte. Trovo interessante come ogni volta che conosco un soldato, quando mi ci ritrovo a chiacchierare, si rivela sempre più vicino al contrario del pregiudizio che mi ero creato in testa su di lui. Persone buone e generose, che si guadagnano da vivere come possono e senza troppe domande.
Messico
Le spiagge di Tulum sono spettacolari, lunghissime e immacolate. Le rovine maya rendono lo scalo ancora piu interessante, tentando di illuminarci su una cultura così misteriosa e intrigante. Non voglio spendere altre parole perché non resisto all’idea di parlare dell’Habana.
A Cancun ci aspetta un volo della compagnia di bandiera dal fantasioso nome Cubana. Nei miei voli latini mi ero gia abituato ai passeggeri cubani, quindi il loro comportamento rumoroso e goliardico mentre agitavano enormi orologi d oro, non mi chiamava molto l’attenzione, solo sghignazzavo sulle loro battute spesso irresistibilmente volgari. Un dettaglio mi ha incuriosito: l’assenza di Coca-Cola, sprite e affini tra i rinfreschi distribuiti durante il volo. O meglio, queste bevande c’erano ma etichettate Ciego Montero marca di bevande del governo cubano.
Cuba
Atterrati, gia le divise degli addetti alla sicurezza aeroportuale mostrano che c’è qualcosa di diverso nel paese. I colori sono un po smorti, verdone annacquato o beigiolino, mi sembra di stare nei film a colori sbiaditi tipo i polizziotteschi milanesi degli anni 70 (Milano odia la polizia non può sparare). Ci facciamo indicare Il bancomat che non solo si rifiuta di darmi soldi ma mi fa anche sudare freddo per cinque minuti in cui non mi voleva ridare la carta. Ceci, grazie alle sue spiccate logistic skills, ha la geniale intuizione di schiacciare cancel… e di andare allo sportello cambi per comprare valuta con la carta di credito. Fossi stato solo avrei chiesto l’elemosina.
Cuba da 7 anni ha due differenti monete: la sua nazionale e i pesos convertibili o CUC. La cosa mi ha causato qualche grattacapo prima di comprenderla. La versione ufficiale è che furono creati i CUC (che valgono 25 volte la moneta nazionale) per evitare in primis di usare il demoniaco dollaro (sporco agente dell imperialismo americano) nelle relazioni commerciali con l’estero e in secundis per isolare dall inflazione la valuta dei cubani. In un paese comunista infatti non ci dovrebbe essere inflazione visto che i prezzi sono tutti fissati dallo stato e i salari vengono elargiti dallo stesso. Purtroppo quello che viene importato e invece soggetto ad aumento dei prezzi, significando per lo stato un continua perdita di potere d acquisto e di conseguenza una continua diminuzione nella quantità di beni importati. Soprattutto considerando che le esportazioni cubane (Sigari e Ron) sono molto, molto inferiori alle sue importazioni.
Morale della favola. Il cubano trova a prezzi contenuti tutto ciò che si produce a Cuba e se a questo si limitassero i suoi bisogni sarebbero tutti (quasi) contenti. Purtroppo molte cose non si producono nel paese (come i pannolini) e il cubano non ha altra scelta che ingegnarsi per accaparrarsi i preziosi CUC per cui i turisti sono una miniera preziosa. Il salario mensile cubano`è infatti di 250 pesos nazionali o 10 CUC=11U$D. Una lattina di birra costa 1 CUC. Di conseguenza il cubano che vive secondo il regime NON beve birra. Al massimo Rum che fa parte della dieta nazionale, distribuita dallo stato, con un libricino simile a quello usato in Italia per il razionamento alimentare durante il fascismo.
Dall aeroporto non esistono Bus pubblici. Chi va in aeroporto se nessuno può uscire dal paese? Quindi Taxi, il prezzo me lo dicono in anticipo 25 CUC. Incredulo dico, dai Hermano non mi prendere in giro, ti do 15. Ovviamente non avevo capito la situazione. Il tassista mi dice che non può, l auto non è sua! Chiama il suo superiore che mi dice i prezzi sono fissi non li faccio io è lo stato. Allora io cado nel tranello della mala fede e non gli credo. Lui si altera un poco e mi dice che devo fidarmi di un funzionario Pubblico. Non voglio litigare appena arrivato… scoprirò poi che quello era proprio il prezzo fissato dal governo rivoluzionario della repubblica di cuba. Mortacci!
La Habana è strabordante di stranieri, gli hotel sono troppo cari, gli ostelli tutti pieni e le case familiari che ospitano turisti.. niente da fare. Condividiamo questa situazione con una coppia di americani, anche loro viaggiatori spensierati dell ultimo minuto. Così di fronte alla porta chiusa di un ostello in ristrutturazione, incontriamo un ragazzo ospitato da un signore cubano che ci offre aiuto. Forse il suo padrone di casa ci troverà una famiglia. Si, magari! La Habana è completamente FULL. Così a costo di una multa stratosferica il signore gentilmente ci accomoda nel suo salotto, con un comodo materassino sotto due finestrone che danno sulla calle Cuba.
L indomani conosciamo una signora chiamata Raiza che ci vuole fare stare dalla sorella appena fuori la capitale… casa bellissima ma noi a costo di stare per terra, con i pochi giorni che abbiamo vogliamo stare nella parte vecchia della citta. Convinciamo Raiza a farci stare a casa della suocera. Dobbiamo solo essere molto discreti nell entrare e uscire perché senza licenza per ospitare stranieri… sono 60 CUC di multa che corrispondono alla rovina. La casa è antica e abbastanza umile, con i soffitti altissimi, nel giardino allevano piccioni che vendono agli stregoni per fare il malocchio e cosa piu importante, sono tutti dei gran chiacchieroni. Genitori pro regime e figli contrari, non potevamo chiedere di piu per scoprire quello che eravamo venuti a conoscere: la rivoluzione comunista.
Come promesso per farci ospitare, usciamo subito di casa per non attirare troppo l’attenzione della polizia. Se le strade sono lo specchio di un paese, Cuba è un luogo affascinante e decadente. Ricco di odori e rumori di ogni tipo come le poliedriche personalità dei suoi abitanti che si rispecchiano nelle infinite tonalità della loro pelle. I gesti e il comportamento delle persone sono caldi, energici, sereni… felici. Le case in compenso, nonostante le gloriose architetture coloniali portano i segni del tempo, l’intonaco è ormai svanito per lasciare un colore che appannato fa assomigliare tutte le pareti le une alle altre. In questo sembra che la rivoluzione abbia rispettato le sue promesse. Le cose che importano nella vita rivoluzionata non sono COSE sono IDEE, pensieri, sentimenti. Uguaglianza prima di tutto, infatti le condizioni di vita delle persone si assomigliano tutte (o quasi) come i muri dove vivono.
Dopo i primi passi un ciccione su un bicitaxi si sporge quasi sapesse che eravamo appena arrivati e con accento caraibico e cadenza napoletano ci dice sonoramente con un sorriso: ¡¡Viva il ComuniMMo!!
È l’ultimo dell’anno ci sono mille cenoni diversi e party in città ma tutti pieni zeppi di stranieri. Dopo aver camminato tutto il giorno torniamo a casa accogliendo l’invito a cenare con la nostra gentile famigliola! Mentre tutti si docciano e la preziosa zampa di porco cucina, io intercetto Nicolas, compagno attuale della padrona di casa. I matrimoni sono rari a Cuba, costano troppo. Per cui ci si chiama fidanzati fino al primo rapporto sessuale dopo di che si é già mariti… altre donne invece mi diceva Raiza preferiscono non sposarsi per non fare credere al marito che possa fare qualsiasi cosa.
Tornando a Nicolas: è un uomo di colore sulla sessantina, col viso simpatico che sorride anche quando é serio e gli occhi dolci di un nonno che si prende cura del suo birichino nipotino acquisito. Per tutta la vita é stato marinaio ed é ora comandate di un manovratore. Lui con tutta la sincerità che mostra nei suoi occhi profondi e brillanti crede nella rivoluzione, nel comunismo, nell uguaglianza degli uomini e nel duro lavoro che nobilita l’uomo. Era la persona che stavo cercando. Non c’é domanda a cui non mi abbia risposto con entusiasmo, desideroso di farmi capire e a volte di convincermi della trivialità delle mie critiche. Tutto ha una spiegazione per quelle che hai miei occhi sono i punti deboli del sistema. Tra una risposta e `l’altra mi parla dei suoi viaggi di lavoro nell Unione Sovietica, nella Romania di Timushenku e nelle due Germanie.
-Tutti mangiano a Cuba mi dice lui, nonostante sua genera mi abbia appena finito di spiegare che il cibo distribuito mensilmente, basta appena per una settimana.
-Gli dico che mi sembra che la rivoluzione di cui si continua a parlare, si regga sui soldi del sistema che demonizza. Sulle rimesse degli emigrati e sui soldi dei turisti che vengono spennati con prezzi doppi o tripli rispetto ai vicini non comunisti sud americani. La sua risposta é semplice. I turisti vogliono cose che a Cuba non si producono, i prezzi di conseguenza sono occidentali. Le rimesse servono solo ad alimentare consumi che le famiglie cubane non necessitano (elettrodomestici, vestiti alla moda…)
-Cosa ci fa la gente per strada a chiedere l’elemosina? Gli fa comodo mi risponde lui, guadagna di piu mostrando una miseria esasperata. E guardandomi con grandissimo orgoglio, serenamente mi dice: Gabriele, in Cuba c’é sempre qualcuno che ti tende una mano. Non può mancare il lavoro a nessuno perché lo stato dá lavoro a chiunque lo chieda.
Parlando con Nicolas e visitando la città mi rendo conto dei miracoli della rivoluzione del 59. Cuba è un luogo dove le idee hanno trovato il coraggio di prendere forma e diventare tangibili! Nel giro di 15 anni, la popolazione intera venne alfabetizzata, il diritto alle cure mediche era diventato realmente universale, tutti avevano un tetto sotto cui stare perché le case vennero ripartite dallo stato, ovviamente qualcuno le aveva perse… Il lavoro allo stesso modo era una garanzia basata sui propri risultati scolastici (o le proprie amicizie importanti…) Cuba senza il comunismo non avrebbe mai raggiunto quei risultati in così poco tempo…sarebbe un popolo come molti nel mondo schiavo delle terribili catene dell ignoranza … ma a che prezzo?
Oggi giorno tutti i 4 miracoli menzionati sopra esistono ancora. Però queste libertà Cuba le sta pagando care. La rivoluzione si é addormentata da diverso tempo e invecchiata e immobile. Il puro assistenzialismo dello Stato assassina ogni tipo di incentivo umano alla creatività, a credere nelle proprie potenzialità per dare il proprio contributo al mondo. L’iniziativa privata é quasi impossibile da realizzare, persino le licenze per guidare i bici taxi non vengono più emesse da tempo così che il figliastro di Nicolas é costretto a lavorare trasportando clienti con il patema d’animo che la polizia gli possa sequestrare il proprio mezzo di lavoro. Come può essere?
Siamo capitati nei giorni del 51 anniversario della rivoluzione, gli unici cartelli pubblicitari in città inneggiano alla difesa del comunismo e all unione dei cittadini per vincere l imperialismo capitalista. A me sembra che non ci sia più nessuna rivoluzione in atto, tutto é immobile e la gente ha così paura di essere definita controrivoluzionaria che difficilmente cambierà presto la situazione.
Ci vorrebbe un altra rivoluzione. Nuova e piena di forza, di vita, di gioventù. Una rivoluzione che orgogliosa delle conquiste di quella che l’ha preceduta, si apra al mondo esterno per ricevere quello che di buono abbiamo sviluppato noi: la fiducia nell potenzialità e nella miracolosa creatività degli uomini. La rivoluzione dopo aver vinto il tiranno, si é sostituita al suo posto senza nemmeno rendersene conto. La fattoria degli animali é una storia che si ripete sempre.
Un regime così forte con le sue restrizioni spegne i sentimenti di solidarietà, cooperazione e altruismo che le persone hanno per natura. I cubani vivono di mille commissioni che chiedono ai vicini di casa per qualsiasi favore. Le gente si dimentica di mettersi nei panni altrui perché pensa che avendo dato così tanto allo stato per cui si lavora una vita a 10 dollari al mese… ha gia pagato il suo debito verso la comunità, é quindi lo stato che si suppone dovrebbe prendersi cura di tutti. Dal momento che questo in realtà non accade si sviluppa uno strano senso di egoismo in quello che dovrebbe essere il popolo meno individualista del mondo. Ognuno cerca di far sopravvivere il proprio orticello.
La nuova rivoluzione deve credere negli uomini, si nella spontaneamente ricca comunione di individui, e non nelle istituzioni che sono solo una lente amplificatrice delle debolezze umane.
La Habana é una città intrigante che si può vedere in una settimana ma non assaporare. Il delizioso Rum non é che la superficie di un sapore che sono sicuro abbia molti più aspetti. Mi ricorda Calcutta per i sontuosi palazzi imperiali che cadono in ginocchio di fronte al tempo e quel desiderio di conoscenza più profonda che ti fa partire insoddisfatto.
La prima cena a cuba, un cameriere mi aveva dato un antipasto sulle ipocrisie del sistema. Lui era ricercatore oncologo, però aveva dovuto lasciare il suo lavoro per riuscire a dare da mangiare alla propria famiglia dato che con le mance guadagna varie volte quello che guadagnava prima aveva iniziato a servire ai tavoli di un noto ristorante di fronte all ex parlamento cubano (che ora é un museo!!)
Bhe lui mi disse che se ero venuto per capire la rivoluzione e Cuba, me ne sarei andato deluso. Lui in quarant’anni aveva conosciuto molto ma non riusciva ancora a capire… e aveva ragione.
Abbiamo goduto del sinuoso Jazz cubano, dei suoi Daiquiri e Mojiti per i primi tre giorni dell’anno, a malincuore il 4 gennaio ci siamo imbarcati sull’aereo di ritorno, con la certezza di dover ritornare per conoscere di piu questa intrigante isola.
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