Prime dalla Colombia

Written by

in

Dopo due settimane di impaziente ricerca, finalmente sono riuscito ad avere le chiavi del miglior appartamento immaginabile a Bogotà. Essendomi ripromesso di scrivere le mie prime impressioni, solo quando mi sarei sistemato, eccomi qui, con un po’ di emozione, seduto sul divano di fronte al camino, immerso nella luce del sole tropicale che penetra da tutte le finestre, condivido i miei primi pensieri colombiani.

Come ogni arrivo e’ stato entusiasmante, i gentili ragazzi dell’università mi sono venuti a prendere all’aeroporto. Hanno pazientemente risposto alle mie prime curiosità, che sono state presto spazzate via dal meraviglioso nuovo che potevo vedere scorrere dal finestrino. I primi momenti di cammino in un paese mi rimangono sempre impressi, accompagnati da quella infantile emozione di stupore che ti fa solamente spalancare gli occhi di fronte a straordinarie routine. Il paradosso dell’America latina mi ha investito fin dal primo momento e credo che continuerà a farlo per lungo tempo. Vedere gli opposti convivere non e’ cosa nuova, ma il modo con cui accade qui ti disorienta.

Ho l’impressione che la povertà cerchi disperatamente di mischiarsi col benessere, di travestirsi e non farsi vedere. Fallendo miseramente. Da quello che mi sembra di capire fino ad ora, la povertà urbana qui non si accetta. A parte il rifiuto di chi vive uno stile di vita come quello occidentale, che prevedibilmente chiude gli occhi di fronte a chi e’ nato nella parte sbagliata della città, gli stessi nullatenenti per strada molto spesso reagiscono combattendo alla miseria. Giusto, sacrosanto, solo che la reazione combattiva si orienta, troppo spesso, verso una risposta violenta e aggressiva. Forse l’unica che abbia mai funzionato in un sistema che legalmente ghettizza le persone per reddito. Si parte dall’estratto 1 arrivando al sesto. Il primo estratto equivale al minore livello di benessere e quindi permette di pagare pochissimo i servizi, il sesto e’ ovviamente quello migliore dove sono poche le differenze che si possono trovare con un qualsiasi quartiere ricco di una qualsiasi città nord americana. Così’ Bogotà si divide tra nord e sud tra chi a di più e chi sempre meno. Io ho scelto di vivere in mezzo, sto vicino all’università e forse capito’ qualcosa di più.

A proposito, il mio indirizzo per i prossimi quattro mesi sarà: Kra. 4 # 9-66 Bogotà. Vivo nel centro storico, mi incanta per le sue stradine ondulanti, le case basse e colorate, i mille ristorantini e le montagne a cui siamo attaccati. Qui le nuvole sono velocissime e sembra quasi di toccarle, in compenso il cielo mi sembra altissimo e di un blu intensissimo, ogni volta che lo guardo faccio un sorrisone e respiro l’aria sottile dei 2600 mslm a cui mi trovo. Speriamo che l’altitudine migliori un po’ le mie performance alpinistiche.

Per finire con la mia nuova casa: e’ una appartamento della famosa attrice colombiana Flora Martinez, lo sfarzo e il design moderno degli interni cozza un po con l’intorno pero’ la storia che mi ha portato qui assieme ai miei coinquilini francesi e spagnoli e’ stata così divertente e avventurosa, tra serenate della nostra Bolivia (materna agente immobiliare) e mille peripezie che ora non posso che godermi l’amaca e la meravigliosa terrazza che domina montagne e città. A volte per tornare a casa faccio la strada da Piazza Bolivar dove ci sono i palazzi del potere e mi perdo tra mille fantasie sulla storia di questo paese che mi incuriosisce sempre più.

L’Università e’ enorme e incredibilmente ben attrezzata, fondata una sessantina di anni fa, ha un campus pieno di storia e aneddoti. Gli edifici dove ora ci sono le diverse facoltà, prima di diventare templi del sapere erano comuni fabbriche di birra e di candele, ospedali psichiatrici e prigioni. Così mi diverto ad ascoltare leggende di fantasmi che si aggirano di notte nel campus. Le strutture a disposizione sono incredibili a partire dal centro sportivo, che definirei olimpico, le classi, i computer e le tecnologie di insegnamento sono sorprendentemente anni luce avanti alla mia cara vecchia mamma Bocconi. I corsi sono tanto interessanti quanto difficili. Addio alla bella vita fino al mese prima dell’esame. Qui si suda ogni giorno per Studiare ogni capitolo o lettura prima che inizi la lezione, perché ogni volta il professore fa un compito. La somma di questi compiti sarà più o meno meta’ del voto finale.

A parte un momento di scoraggiamento nella classe dell’ MBA dove immerso tra giacche e cravatte e ufficiali militari trentacinquenni mi sono beccato un bel 2 su 5… mi sono subito messo sotto. Da lunedì a Giovedì su studia e il wend rimane sempre per viaggiare alla discoperta dell’America!!!

Un corso interessantissimo che sto seguendo si chiama Cooperazione e Competenza, con un professore che stimo tantissimo perché e’ uno degli unici al mondo che da 15 anni fa ricerca sulla economia della fiducia. Insomma quello che volevo dimostrare io nella mia tesi lui lo ha già fatto da tempo: nelle comunità in via di sviluppo, livelli di fiducia più alti corrispondono a crescita economica maggiore. Quello che e’ anche divertente del corso e’ il modo in cui lui misura la nostra fiducia. Un esempio velocissimo. Lui ci regala 12000 pesos e ci divide in giocatori 1 e 2. Il primo giocatore deve decidere quanto vuole regalare al secondo, sapendo che la cifra donata si moltiplicherà per tre. Così se il player 1 dona 6000 il secondo riceve 18000 … e così via. Ovviamente poi il giocatore 2 può decidere quanto restituire al numero 1. Come ho sempre pensato chi più da all’ inizio più’ riceve. E così io ho dato tutti i miei 12000 e me ne sono tornati 18000. La cosa interessante e’ che questo e tutti i successivi giochi sono fatti con soldi veri. Spendibili in classe in scemenze battute all’asta o convertibili alla fine del corso in contanti. Per ora il mio conto corrente e’ a 58000… vedremo.

Il perimetro del campus e’ costellato da un esercito di militari e agenti di sicurezza privata armati da altrettanti Rottweiler, si, effettivamente si respira un clima di insicurezza specialmente quando cala il sole. Ma credo che questo sia un altro aspetto di grande crescita per me: fare i conti con una strada che non da per scontato il diritto alla proprietà’ delle cose che hai addosso. La mia soluzione momentanea e’ ovviamente portarmi dietro solo i libri.

La sicurezza e’ una tematica preponderante qui, per le ragioni su riportate. E’ certo che a volte la presenza di così tanti militari mi da più pensieri che serenità’ anche se di notte, sapere qualche poliziotti in giro non e’ male.

Pensando a polizia e militari, mi viene in mente la meravigliosa strada che porta da Bogotà a Medellin dove sono stato per il festival dei fiori. Disposti uniformemente sulle 9 ore di asfalto che separano queste due città c’erano carro armati e soldati mimetizzati nella selva conditi da simpatici cartelli che ricordavano che il viaggio e’ sicuro il tuo esercito e’ per strada.

Tornando alle meraviglie di questo paese. Il Festival floreale nell’ex capitale del cartello di coca e’ stato semplicemente divino. Dopo quattro ore di attesa sotto il sole tropicale dal quale ci si riparava con i sombreri che regalavano gli stand della birra, ci siamo guadagnati qualche chiacchiera e molte ustioni per i miei amici gallici, pero’ eravamo in prima fila. Centinaia e centinaia di silletteros (floricultori in abito tradizionale) che portavano dalle montagne che circondano con maestosità la città fiori di ogni genere e colore. I fiori erano disposti su enormi sedie di legni trasportate a mo di zaino sulla schiena con un architettura di spaghi e corde non poco ingegnosa. Essendo una competizione, ogni floricultore voleva fare bella figura con la sua composizione, così la maggior parte si trascinava addosso dei quadri floreali di una raffinatezza e di una meraviglia mai vista, che ovviamente raggiungevano pesi tali da trasformare la sfilata in una via crucis, con tanti cirenei ad aiutare gli artisti affaticati, specialmente i più anzianotti.

I paisa (abitanti di Medellin), sono incredibilmente gentili e ospitali, parlano ad una velocità incredibile e ti fanno davvero godere delle meraviglie tradizionali della loro regione: l’antioquia! Il giardino botanico mi ha estasiato per la bellezza e la vivacità dei colori di fiori e orchidee che non pensavo potessero esistere. Sono incredibili le forme che la natura e’ riuscita a creare, quasi esclusivamente per riprodurre qualcosa che e’ solo incredibilmente bello. Bello come le farfalle monarca che vivono più di un mese, grandi come il palmo di una mano, gialle e nere. Alcune di loro si azzardano addirittura a migrare dal Messico al Canada estendendo la loro fragile vita fino a sei mesi!

Per finire in bellezza l’ultima sera siamo capitati ad un concerto di salsa al Parque Norte, conosciuti tre colombiani ci siamo amalgamati negli innatamente soavi movimenti sudamericani con i nostri a volte goffi, ma divertentissimi, tentativi di ballo improvvisato. E così la domenica dopo la messa che qui non e’ per niente difficile da trovare, visto che sembra esserci 24 ore su 24 ci siamo buttati di nuovo nel confortevole bus.

Le montagne colombiane sono incredibili a loro modo. Molto più soavi di quelle di casa, ma di una rara ed elegante maestosità’. Le valli sono apertissime, cinque o dieci volte quelle alpine. Ed una cosa emozionante e’ il modo in cui le case sono disposte sulle pendici: sembrano sassi color mattone naturalmente caduti dal cielo e disposti come una valanga sulle verdi terre colombiane. Di notte queste valanghe si trasformano in un oceano di luci le cui onde sono date dai sinuosi colli che riempiono le vallate.

In poco tempo si e’ fatto mezzogiorno e le lezioni si avvicinano per tanto sarà bene tuffarsi per le brulicanti strade colombiane. Non prima pero di raccontarvi, una delle prime esperienze Bogotane.

La media maratona della città’: incredibile correre tra 50 000 persone tutte sorridenti che riempivano piazza Bolivar come un esercito di formiche saltellanti. Vista l’altura ho optato per la modesta 10 km. Non e’ stata propriamente una passeggiata e per l’esattezza dopo aver superato il sindaco Moreno (esaltato quanto fischiato) ho iniziato ad avvertire cedimenti polmonari e a pensare di gettare la spugna. Poi le mamma e i nonni di Bogota’ con i loro sorrisi e le loro grida Animoooo sei già arrivato mi hanno sospinto tra le grandi strade portandomi fino all ultimo spettacolare km. Tagliato il traguardo mi investe una gioia e una spensieratezza incredibile, tra i bellissimi aquiloni e i miei due amici francesi, pensavo a quante avventure e scoperte mi aspettano in questi mesi. Così entusiasta approfitto di ogni minuto qui, con una serena convinzione che si fa spazio piano piano dal mio viaggio in India.

Scoprire il nuovo significa vivere intensissimamente e farsi sempre investire dalla gioia che porta l’apprendimento delle diversità. Non credo ci sia verso di farmi smettere. Ma una felicita’ più autentica aspetta sempre il viaggiatore. Lo aspetta dove sono i suoi affetti più’ cari ed io so bene dove sono.

Questo fine settimana festival di aquiloni (Comete come li chiamano qui) tra le montagne.

Un abbraccio forte a tutti

Vostro Gabri

Comments

Leave a Reply