
Cari,
Dalla mia ultima lettera, I giorni hanno cominciato a scorrere molto velocemente, questa settimana e’ passata senza che me ne accorgessi. Nella scatola dei ricordi di queste poche ore ci sono cosi tanti dettagli indimenticabili che non so da dove cominciare, anzi lo so. Iniziero’ da ieri, quando per l’assenza di volontari medici ho deciso di accettare l’invito di quei pochi studenti di medicina presenti e di andare alla clinica di Tegharia a pochi minuti dalla sede dell’ Institute for Indian Mother and Child.
Qualche tempo fa, chiesi chiarimenti a dei laureandi in medicina su come si misura la pressione e qual e’ il suo significato. Dopo qualche spiegazione teorica ho chiesto di potere provare a misurarla io stesso su uno di loro con tanto di sfigmanometro e stetoscopio. Incredibile si puo sentire il suono del sangue che scorre nelle vene al diminuire della pressione del bracciale che si gonfia attorno al braccio. “Quando inizia a sentire qualcosa puoi segnare la pressione massima, mentre quando non senti piu nulla, bhe la lancetta sta segnando la minima”. Mi sono gasata un sacco e non vedevo l’ora di poter misurare la pressione a qualcun altro.
Cosi, ieri mi hanno detto: “Oggi ci saranno tantissimi pazienti e pochi infermieri, perche non vieni con noi?” Emozionato per la nuova esperienza prendo un paio di guanti di plastica e mi incammino con loro verso la neonata clinica. All’inizio i pazienti erano pochi e cosi tutti molto premurosamente mi facevano vedere come lavare le parti infette da funghi o altre infezioni e come preparare inizioni di vaccini e altre sostanze. Ero sicuro che avrei solo misurato pressioni e l’idea di mettere un ago nel sedere di qualcuno mi intimoriva troppo.
Dopo poco piu’ di un ora i pazienti si moltiplicano e mi passano cartello cliniche a destra e sinistra. Maddalena una volontaria italiana mi dice: “Dai devi usare la stessa combinazione di creme e disinfettanti che sto usando io, cosi puoi fare il “dressing’ a questo bimbo”. Il dressing significa passare le parti di pelle infette del paziente con un lozione bianca, poi una rossa e inifine con la crema fungicida o gli steroidi. Incaricato di tale compito mi ringalluzzisco e inizio a strofinare il piccolo principino di fronte a me che mi guarda con aria titubante. Un po di solletico, qualche sorriso da ebete dei miei e si fa pacioccare tutto, in cinque minuti ho finito. Mi sento di avere fatto qualcosa di buono e ne percepisco subito i risultati, e’ bellissimo.
Il meglio pero’ e’ venuto quando mi hanno hanno fatto preparare una siringa di B-complex e mi hanno detto: “Dai questa la fai tu”. Gia’ per due volte avevo rifiutato chiedendo di potere vedere ancora la procedura, io non volevo fare male a nessuno. Questa volta mi dico e’ quella buona, ripasso i vari passaggi: niente bolle nella siringa, alcool sul cotone, prendo le misure dalla spina eliaca antero superiore (me lo hanno ricordato poco fa) con il pollice… la puntura deve essere fatta tra il dito indice e quello medio… disinfetto e con le mani abbastanza tremolanti deglutisco sgrano gli occhi e… metto tutto l’ago nella chiappa del malcapitato!!! Adesso non c’e tempo da perdere mi sembrava di fare un operazione chirurgica complicatissima, aspiro per controllare di non aver preso nessun arteria, non esce sangue quindi posso iniettare. Lentamente il liquido scende, il tempo scorre lento ma finalmente e’ il momento di togliere l’ago. Col batuffolo di cotone sfilo velocemente il tutto guardo il paziente che con occhi piu rilassati, annuisce alla mia domanda: Bhalo?!?!(tutto bene in bengali). Massaggio un po’ la parte dolente e guarda la mia maestra Madda super emozionato le dico: HO FATTO UNA INIEZIONE!!!!!
A qualcuno sembrera esagerato il mio entusiasmo ma e’ stato una giornata bellissima quella di ieri, fatto di occhi intimoriti e speranzosi fatta di mani strette e di sguardi rassicuranti per fare passare la paura degli aghi e dei disinfettanti. Che cosa fantstica, ho persino pensato che forse dovevo fare medicina!!! AHAH non preoccupatevi non ho cosi tanta voglia di studiare per altri 12 anni. Comunque ho capito come il mestiere del dottore sia bellissimo e gratificante per il rapporto diretto con il paziente e il riscontro quesi immediato del bene fatto.
Detto questo, posso dirvi che il Mio lavoro qui procede al meglio. Ho finito di preparare le statistiche dell’ ultimo trimestre, io pensavo che statistica fosse solo una tortura per gli studenti di economia ma in realta serve ed e’ anche molto interessante preparare dati sui costi e i benefici quando li devi poi utilizzare in una riunione per decidere l’opportunita’ o meno dell’adozione di un software per la gestione del microcredito. La mia prima conferenza telefonica e’ stato gratificante per la partecipazione che ho potuto dare ma deludente dal punto di vista dell esito della trattativa. Io, Renuad (il programmatore dell Organizzazione) e Apurba (il financial manager) abbiamo discusso per circa un ora al telefono con un manager dell’ IBM sui vantaggi di Fino, un programma di ultima generazione per la gestione del microcredito. Nonostante le caratteristiche del prodotto fossero fantastiche e rispondenti esattamente a cio’ di cui abbiamo bisogno per fermare ogni tipo di irregolarita’ all interno delle nostro cinque filiali, il prezzo si e’ rivelato essere esorbitante. Circa 60000 Euro che potrebbero essere impegnati in moltissimi nuovi prestiti. La difficolta’ piu’ grande che ci troviamo ad affrontare ora e’: quanto sia opportuno rendere migliori e piu sicuri i servizi attuali oppure estendere questi servizi ad un maggiore numero di persone. Spero tra qualche tempo di trovare una risposta tra tutti questi numeri, ma credo che l’aiuto piu importante me lo stiano dando le testimonianze delle madri aiutate con i prestiti dell’ IIMC, che ora sono autosufficienti.
La cornice quotidiana scorre piacevolmente anche se qualche volta mi piacerebbe che l’acqua della doccia fosse almeno un po tiepida. Neanche la doccia fredda e’ poi cosi male, dopo qualche minuti ci si abitua e la si apprezza. Il primo bucato a mano della mia vita e’ stato duro ed ora capisco perche le donne di una volta erano cosi robuste. Ho sudato sette camice per lavare un paio di jeans qualche maglietta e cinque mutande. Ma quando erano stesi sui file che reggono le tre reti anti zanzare della mia stanze, ero molto orgoglioso del mio lavoro.
Sempre in settimana ho visitato un consiglio di donne contro le violenze domestiche. E’ stata un’ esperienza molto forte ascoltare alcune loro storie intanto che coraggiosamente mantenevano la testa alta nonostante i segni della bestialita’ dei propri mariti attorno ai loro occhi. Al termine dei loro interventi, mi hanno chiesto di dire qualcosa come che fosse per loro fonte d’ispirazione. Non c’era nulla che potessi dire che desse loro piu forza di quella che gia non hanno. Come ha detto Natalie, la ragazza Belga che era con me, non siamo noi a dare loro ispirazione ma loro con tutta la determinazione che hanno a ispirare il nostro lavoro.
Io in compenso ho parlato di un progetto di cui mi sono occupato in Marocco: Il teatro comunitario. Principalmente e’ uno sketch teatrale di 15 minuti in cui si performa una situazione critica per la comunita’. Nel nostro caso credo la priorita’ siano appunto le violenze sulle donne. Dopo la performance, un moderatore fa interagire il pubblico, che dovrebbe essere composto da tutto il villaggio, all’interno dello spettacolo. Ovviamente lo scopo del progetto e’ creare piu consapevolezza nella popolazione locale su quanto certi comportamenti siano sbagliati e vadano combattuti ad ogni costo. Vi risparmio la mia retorica sull’importanza della donna altrimenti non finisco piu. Pero’ la proposta ha avuto successo anche presso il direttore del nostro centro, quindi non vedo l’ora di organizzare il tutto.
Questa sera parto per Puri, una citta’ sacra a 9 ore di treno verso Sud, sono emozionato per il mio primo viaggio Indiano. Ora lascio la clinica e mi avviero tra lo smog che si taglia col coltello e come sempre mi lasciero incantare dalle mille attivita’ che questo popolo svogle sempre al margine della strada, quasi a voler manifestare un forte desiderio di essere sempre coinvolti. La strada alla fine dei conti e’ il luogo dove tutto accade e dove tutto deve passare per forza.
Mi mettono fretta per andare.
Un forte abbraccio a tutti
Gabri
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