Tra Laurea e Sudan

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                                                                                             Aeroporto Leonardo da Vinci, Fiumicino.

Terminato il vortice travolgente di celebrazioni e preparativi, aspettando il volo per Addis Abeba vi scrivo una briciola di questi mesi di casa, belli quanto un viaggio e molto più intensi.

Si perché anche se l’ho sempre saputo, in questo tempo italiano ho capito quante preziosità nasconda il quotidiano dei luoghi che mi hanno cresciuto. Questo e’ l’oggetto della di oggi lettera, pensieri di un viaggio nel posto più bello del mondo: casa.

Ritorno in Italia a Dicembre, ad accogliermi due amici di una vita Richi e Renna, felici e sorridenti, ci troviamo poco cambiati, men che meno in ciò che l’essenziale vede: il cuore.

La neve iniziava a scendere sulle materne cime ed io per un arcano motivo iniziavo a vivere un inverno del mio cuore, una stagione a me poco conosciuta. Neppure i monti con i loro poderosi sussurri scaldavano quella fredda solitudine di chi sente di avere perso casa.

Con il passare delle settimane, ritrovo i miei occhi e scopro nuove orecchie, grazie a coloro che il mio sorriso lo hanno fondato e costruito: la mia famiglia e i miei amici. Sciocchezze direte voi, capricci del cuore li chiamerà qualcuno. Per me grandi lezioni per crescere e migliorarmi. Affinare i sensi su dove e come una casa vada costruita. Senza mai scordarsi della casa che ci ha plasmato, senza le cui radici nemmeno di un centimetro potremmo crescere.

Ed ecco il Calicanutus fiorire con quel suo dolce profumo assonnante. Arriva la primavera con la sua energia inebriante. Magnolie e ciliegi mi inzuppano di sorrisi.

La neve solida ospita in quota chi subisce il suo richiamo. Deserti di esagerata bellezza mi vengono svelati dalla divina alba sui grandiosi ghiacciai, in compagnia e poi solo li visito rispettoso. Porto con me a valle la loro eccitante perfezione sentendomene parte per un po’, lassù saluto i miei cari ‘che per sempre vivranno in me’ (L.M.) e nel desiderio che la vita ha di se stessa.

Lassù, il silenzio insegna le lezioni più adatte ad ogni stagione dell’anima. I compagni assistono il gran maestro nel portare con il loro incontro, le conferme necessarie all’apprendimento. Ripenso con più profondità a quanto i greci scrissero sull’oracolo di Delfi: conosci te stesso. Solo così si può migliorare e prepararsi a quel dialogo che nasce dall’incontro con l’altro. Un dialogo che, se inteso come dono reciproco e’ il migliore strumento per la persecuzione del bene nostro e di tutta la nostra comunità’.

Mi incanto. Di fronte alla magia blu di un ruscello ghiacciato che mi guida su un sentiero verticale di granito. Accompagnato dal mio fedele compagno di scalata, godo delle vertigini paralizzanti che mi danno quei gradini così belli e unici, palpitante mi intrufolo timidamente verso il cielo. Poi un miracolo: il fiore che nasce dalla roccia. Vita solitaria e bellissima, come ogni vita frutto di un amore, quello degli uomini ragno verso il duro sasso.

Ho fatto tesoro dei consigli di chi di stagioni del cuore ne ha molte più di me sulle spalle. Non posso immaginare il prezzo pagato per le loro scoperte, mi sono bastati i pochi inverni brevi che ho vissuto per avere un assaggio della loro durezza ma anche dell’ importanza dei loro frutti. Ho profondo rispetto per questi e con attenzione li conservo dentro di me.

Grazie a questi pensieri capisco anche che non si può seguire la via già aperta. Ognuno ha il suo sentiero, seguire quello di un altro ci fa perdere, certo avere consapevolezza delle altrui esperienze di cammino rende un po’ più dritto il nostro.

-Signor Erba?-

-Sono io-

-Addis Ababa? –

-Si-

Ora di prendere l’aereo. Dopo qualche ora, eccomi assonnato e indolenzito ad aspettare l’ultimo

volo del mio itinerario Addis Ababa-Juba. Era fresca l’aria appena messo il naso fuori dal portellone, l’erba gialla e secca ai miei piedi porta il mio sguardo curioso verso la sua fine. Non la vedo, passa oltre lo sconfinato orizzonte, ri-eccomi in Africa!

Costante di questi mesi intensi e’ stata la scrittura della mia tesi. Con essa ho tirato le somme della mia esperienza in Uganda. Dopo le grandi feste della consegna, la coronazione suprema e’ arrivata il 4 aprile con la discussione della tesi e il mio compleanno.

Mai come in un giorno così speciale mi sono reso conto delle mie infinite fortune e dei doni che ricevo ogni giorno dai miei cari e dal buon Signore. Scioccamente non avevo mai capito così profondamente quanto affetto e vicinanza mi circonda.

Alle 11 di Lunedì eravate tutti in trepidante attesa, elegantissimi e sorridenti. Forse un po’ sorpresi di vedermi così emozionato. Dopo il mio ultimo arrivo in bici con Lore in Università vedo subito la mia bella famiglia, davvero li sentivo tutti per uno.

Al terzo piano puntuali mi aspettavano i miei pilastri milanesi di prima ancora che iniziassi a vivere laggiu: la Paola con Gio e la Marghe. Poi il puntuale Marchino che mi regge la toga e Nicolas col suo sorrisone. Infine il Renna, empatico quanto basta da farsi carico anche di un po della mia agitazione, accompagnato da Panzu (il sereno), Nick (l’istrione), la Elena e Margherita.

Insomma così caricato da un pubblico di eccezione non potevo che godermi fino in fondo tutta la discussione. Divertente davvero, l’avrei persino rifatta tanto mi sembrava bello e importante sviluppare le convinzioni circa l’importanza della mia tesi sul livelihood in Uganda.

Buffo vedere tutta la commissione attratta dall’entrata di fratello Doyou con Ofelia – perbacco ma quello e’ un frate – mentre difendo la tesi, penso tra me e me alla fortuna di essere circondato da così tanti amici unici, sempre vicini per quanto io sia lontano.

Grazie, grazie e grazie.

Mi verrebbe da riversare sul computer i dettagli dei seguenti sette giorni di festa. Meglio essere concisi.

Che festa stupenda nel chiostro di Lore. Il sole colorava di arancione i mattoni antichi di quell’ ex convento, chissà quanti uomini e donne avrà visto in tutti i suoi secoli… eppure sono certo che quelle mura si saranno meravigliate di vedere concentrata così tanta gioia e amicizia.

L’indomani via con il mecenate della festa sui nostri potenti bolidi verso le valli piacentine. La celebrazione continua, accampati su una spiaggia del trebbia sotto un mare di stelle. Di fronte al fuoco il vino con salsicce e formaggio accompagna le fresi più belle.

E che dire del risveglio tra le anse di un fiume azzurro, bagnarsi nelle sue acque congelate che iniettano vita pura, fare colazione con pane, cioccolata e tutta la commozione che può venire dal leggersi a vicenda le fiabe incantate di Herman Hesse. Tutte sull’ amore che intreccia in un epico duello senza fine la vita e la morte, la cui eterna battaglia e’ forse il senso ultimo e più bello del nostro esistere.

A mezzodì, giù a rotta di collo verso il mare… Ci bagniamo pure li dopo delle focacce sensazionali. Pisolino e via verso Milano, per celebrare tutti i nostri compagni!

Si fa l’alba in 24 maggio tentando di finire tutte le brioche del fornaio prima ancora che apra. I tulipani ci salutano, il divano ci accoglie per qualche ora. Fino a che si fa tempo per me di andare a salutare la valle e i suoi monti.

E su per la strada regina tra le curve del lago, baciato dal luccicare dell’acqua, tra una piega e l’altra arrivo da Fausto con la Franci e i suoi 5 pargoli si ricordano i vecchi tempi ugandesi salutando Federico e Veronique, tra i boschi di Premana.

Così gli ultimi giorni a Sondrio volano intensi tra buoni amici e il mio fratellino Peter che produce else di spada dotate di bellissimi diamanti gialli.

Infine, la migliore delle conclusioni. Un conviviale pranzo in convento da doyou nella bellissima sensazione di unita’ dei francescani, quattro passi in centro un abbraccio a Madda e via con Lore verso l’aeroporto.

Li tra una tragicomica negoziazione sul peso del bagaglio e l’altra si brinda con la pozione casereccia di donna margherita e don gio! Brillo e commosso saluto i cari che mi hanno accompagnato a questa partenza: Lore, Jessi, Paola, Gio e marghe. Che squadra, foto in allegato!

Bene ora nel caldo Sudanese inizia una nuova avventura. Questa lettera voleva celebrare la preziosa bellezza e le immense fortune che trova a casa, in breve tutti voi.

Juba e’ un posto incredibile, una città in fermento ovunque si posi lo sguardo c’e’ un palazzo in costruzione.

Orde di diplomatici, imprenditori e cooperanti per ogni dove tutti simpaticamente fradici per il dolce tepore del luogo. Ministeri che nascono per ogni cosa e un sistema burocratico che ha tenuto occupati me e’ il mio capo (Alessandro) per qualche giorno.

Proprio qui a Juba, E’ stato un po’ come ritrovare una vecchia casa incappare nel mio buon amico Thomas che sta fondando un nuovo quotidiano per il Sud Sudan: il New Nation. Buon cibo etiope, abbondante birra e tante chiacchiere, Bella la vita!

I miei bagagli, lasciati ad Addis Ababa “perché l’aereo era troppo piccolo” sono arrivati ieri… quindi nulla mi trattiene qui.

Domani viaggio verso Isohe, dove lavorerò. Sono impaziente di conoscere il luogo e i suoi abitanti. A ogni meeting il lavoro’ mi sembra più interessante e non vedo l’ora di cominciare a tutti gli effetti. 250km tante buche e 7 ore di viaggio mi aspettano, quindi vi saluto e vado a nanna.

A presto con i miei primi pensieri. Scrivetemi, la vostra quotidianità e’ per me un viaggio interessantissimo.

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